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il 2° Convegno Regionale

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Maria, donna del vino nuovo

 

Nel Vangelo c'è un episodio, quello delle nozze di Cana, che gli ultimi approfondimenti biblici ci obbligano decisamente a rivedere, soprattutto per ciò che riguarda il ruolo di Maria.

Chissà quante volte ci siamo commossi pure noi dinanzi alla sensibilità della Madre di Gesù che, con fierezza tutta femminile, ha intuito il disappunto degli sposi, a corto di vino, e ha forzato la mano del figlio, troncando sul nascere l'evidente imbarazzo che ormai serpeggia dietro le quinte.

Pare certo, però, che l'intenzione dell'evangelista non fosse tanto quella di mettere in evidenza la sollecitudine di Maria a favore degli uomini, o la potenza della sua intercessione presso il figlio. Quanto, quella di presentarla come colei che percepisce a volo il dissolversi del piccolo mondo antico e, anticipando l'"ora" di Gesù, introduce sul banchetto della storia non solo i boccali della festa, ma anche i primi fermenti della novità.

Festa e novità, quindi, irrompono nella sala su espresso richiamo di lei.

A darcene conferma c'è nella pagina di Giovanni un particolare tutt'altro che accidentale, che anzi, a ben considerarlo, esplode con la prepotenza di un invadente protagonismo. E' costituito dalle sei giare di pietra, per la purificazione dei giudei.

Oscene nella loro immobilità. Ingombranti nella loro ampiezza prevaricatrice. Gelide come cadaveri, perchè di pietra. Inutili, perchè vuote, agli effetti di una purificazione che sono ormai incapaci di dare.

Sei, e non sette che è il numero perfetto. Simbolo malinconico, quindi, di ciò che non giungerà mai a completezza, che non toccherà più i confini della maturazione, che resterà sempre al di sotto di ogni legittima attesa e di ogni bisogno del cuore.

Ebbene, di fronte a questo scenario di paresi irreversibile rappresentato dalle giare (di pietra, come le tavole di Mosè), Maria non solo avverte che la vecchia alleanza è ormai logora e che l'antica economia di salvezza fondata sulle prescrizioni della Legge ha chiuso da tempo la sua contabilità, ma sollecita coraggiosamente la transizione.

Vede raggiunti i livelli di guardia da un mondo che boccheggia nella tristezza, e invoca da suo figlio non tanto uno strappo alla legge della natura, quanto uno strappo alla natura della legge. Questa non contiene ormai nulla, non è in grado di purificare nessuno, e non rallegra più il cuore dell'uomo.

Interviene, perciò, d'anticipo, e chiede a Gesù un acconto del vino della nuova alleanza che, lei presente, sgorgherà inesauribile nell'ora della croce.

"Non hanno più vino". Non è il tratto di una provvidenziale gentilezza che sopraggiunge ad evitare la mortificazione di due sposi. E' un grido d'allarme che sopraggiunge per evitare la morte del mondo.

 

 

Tratto da: Maria, donna dei nostri giorni di Don Tonino Bello

Vi dò un nuovo Comandamento

 

"Amatevi

gli uni

  gli altri"

Essere francescano nel mondo significa possedere:

 

La Gioia

di sentirsi figlio dell'Altissimo

e fratello di tutte le creature

 

La Libertà

dall'ambizione e dal potere

 

La Volontà

di costruire un mondo migliore

 

La Dolcezza

di servire in umiltà

 

E' donando che si riceve

 

 

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